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Progetti

 

Castello di Tolcinasco

  • Il Castello è sito nel territorio tra Mirasole e Pieve, la sua costruzione fu ad opera della famiglia D’Adda. La sua struttura (risalente al ‘500) mostra una originaria destinazione a fortezza granaio, realizzata attraverso una struttura portante che si apre in un grande arco che consentiva il transito dei carri e la loro sistemazione in locali situati al piano superiore, con pavimento in pendenza per far scorrere il grano verso il basso. Da molti viene definito il più bell’esempio di cascinale fortificato della Bassa Milanese, al castello rurale si accompagna una corte agricola fortificata.
  • L’intervento ha comportato il restauro ed il recupero funzionale del “castello rurale” trasformato in club-house. Gli edifici rurali componenti la corte sono stati oggetto di trasformazione in residenze, inoltre si è operata la riqualificazione dei terreni circostante tramite l’inserimento di un campo da golf di importanza internazionale. Lo studio del materiale storico-catastale e la rilettura dell'intero complesso hanno permesso di identificare la metodologia di intervento per la definizione del plani volumetrico complessivo tramite il ridisegno dell'esistente e il collocamento dei nuovi volumi, dei servizi, delle infrastrutture e dell'area sportiva principale (percorso golf) e complementare (tennis piscina..).
 
 

Villa Grimani Morosini Martellago

  • La Villa Grimani Morosini detta Ca’ della Nave è un edificio cinquecentesco di proprietà della nobile famiglia veneziana con un importante parco alla francese, opera dell’architetto francese Simenon Godeau datato 1672, cui si aggiungono le settecentesche barchesse. Il complesso, che comprende oltre alla villa e alle barchesse le Vecchie Serre, la residenza della Torre, la residenza della cantina, la residenza del fattore, la residenza del vivaio e la residenza country, è stato oggetto di un attento restauro per destinarlo a Golf Club e servizi annessi.
  • Verso la fine del ‘700 in seguito alla morte di Antonio Grimani e più tardi del figlio Giovanni, la villa passò in eredità alla patrizia Loredana Grimani. Quest’ultima, andata in sposa al Cavaliere Francesco Morosini, ultimo erede della celebre famiglia dogale veneziana, fu chiamata la Cavaliera Loredana. Loredana e Francesco ebbero una figlia, Elisabetta Morosini, detta "Bettina", la quale ereditò l’intero patrimonio familiare. Elisabetta aveva sposato un generale austriaco conte di Gattemburg, ma nel 1848, anno della rivolta di Venezia contro il dominio austriaco, Elisabetta ottenne fieramente dall’imperatore Ferdinando I d’Austria l’autorizzazione a portare il glorioso nome della propria famiglia Morosini. Da allora si fece chiamare contessa Morosini-Gattemburg. La figlia Loredana Morosini-Gattemburg fu l’ultima erede dei Grimani a detenere la proprietà della villa di Martellago. In seguito la villa conobbe vari avvicendamenti di proprietà.Tuttavia, nonostante il grande impegno profuso per il risanamento, un incendio, causato da un corto circuito, nel 1975 devastò l’edificio centrale della villa. Molte opere andarono perdute, tra cui gli affreschi e i dipinti all’interno della villa, già compromessi dal tempo. La villa venne quindi venduta a nuovi proprietari. Dal 1985, a partire dalla costituzione dell’associazione sportiva di Golf "Cà della Nave", l’intero complesso fu oggetto di ingenti lavori di restauro, ristrutturazione e nuova edificazione ad opera dell’Architetto Luisa Cortese responsabile della progettazione e del coordinamento. Gli affreschi esterni ed interni, severamente danneggiati, furono oggetto di nuovi restauri. Il recupero del complesso monumentale è avvenuto in concomitanza con la creazione di un campo da golf in sinergia con Palmer Course Design Company diretta dal celebre campione USA di Golf Arnold Palmer coadiuvato dall’Architetto Ed Savy. Per la realizzazione effettiva del campo da golf l’ Architetto Luisa Cortese si è avvalsa della collaborazione di Luigi Rota Caremoli che ha curato la costruzione del campo da golf, di nuova concezione e realizzato con l’utilizzo di innovative tecnologie. L’equipe guidata dall’Architetto Luisa Cortese ha riportato l’orgoglio italiano del fare bene e in tempi brevi.
 
 

Piazza Libia 15

  • Trattasi di un complesso edilizio edificato intorno al 1950 in stile eclettico con corpo interno adibito a laboratorio di tessitura sito in Piazzale Libia n. 15 Milano. Il progetto è finalizzato al risanamento conservativo sia dell’edificio principale e alla trasformazione degli edifici interni un tempo adibiti a uffici laboratori e magazzini, con creazione di giardino pensile interno e con sottostante autorimessa a box. L’intervento è inoltre finalizzato alla valorizzazione dell’intero complesso, delle decorazioni e delle pavimentazioni interne. Inoltre è stato previsto il recupero ai fini abitativi del sottotetto esistente.
 

Maestri Campionesi 16

  • UN RACCONTO E UN PERCORSO SPAZIO-TEMPORALE. MILANO E I SUOI SPAZI PUBBLICI VENGONO DESCRITTI NELLA PIAZZA ATTRAVERSO UN DISEGNO REGOLARE E GEOMETRICO DI PAVIMENTAZIONI DIFFERENTI, AIUOLE E DISLIVELLI, REALIZZATI CON I MATERIALI LAPIDEI CHE HANNO COSTITUITO LA STORIA DEGLI SPAZI APERTI PUBBLICI MILANESI.
  • L'INTERO GROUNDFLOOR, COMPOSTO DI SPAZI PUBBLICI, GIARDINI E AREE COMUNI INTERNE DEDICATE A SERVIZI PER LA RESIDENZA, COMUNICANO ATTRAVERSO PORTICI ACCESSIBILI, GENERANDO UNA CONTINUITÀ VISIVA SEMPRE PERCORRIBILE.
  • UN PRATO ELEMENTARE, SEMPLICE E CURATO, CHE FACCIA RISCOPRIRE IL PIACERE DI SENTIRE IL CONTATTO CON L'ERBA E CHE LASCI LA LIBERTÀ A CHI LO VIVE DI INVENTARE IL MODO PER GODERNE LE POTENZIALITÀ. POCHI PERCORSI IN PIETRA, ATTRAVERSATI DA ALTRI IN LEGNO, CONDUCONO IN VARI LUOGHI DEL GIARDINO, DOVE VIENE LASCIATO SPAZIO A VEGETAZIONE DI VARIO TIPO (GIARDINO DEGLI ODORI) E AD UN FRUTTETO.
  • ARTICOLAZIONE DEI VOLUMI E ALTERNANZA DI MATERIALI E COLORI CONFERISCONO ALL'EDIFICIO UN'IMMAGINE RICCA, RITMICA. NUMEROSI PIENI-VUOTI, CREATI GRAZIE ALLE INNUMEREVOLI LOGGE, CONCORRONO A RESTITUIRE ALL'ARCHITETTURA IL GIOCO DI OMBRE E LUCI. IL TRAVERTINO, NOTO MATERIALE DI RIVESTIMENTO DELL'EDIFICATO MILANESE, CORONA ANGOLI E PARTI DELL'ARCHITETTURA SPECIFICI, METTENDONE IN RISALTO LE FORME E DONANDO UN ASPETTO ELEGANTE ALL'INTERA RESIDENZA.
 
 

Via Raffaello Sanzio 23, Milano

  • La proposta prevede la ricucitura del fronte urbano con l’inserimento del progetto nella cortina di via Raffaello Sanzio ripristinando la legittima importanza che l'edificio deve avere nel contesto della via. L’edificio all' interno valorizza il disegno della corte urbana propria della tradizione abitativa di Milano.
 
 

Via Roncaglia, Milano

  • L'intervento di Via Roncaglia
 
 
 

Via Melegnano 10, Milano

  • L’edificio è il risultato di due differenti edificazioni entrambi risalenti alla fine dell’ottocento. A quell’epoca la via Melegnano era la via privata s. Celso. L’edificio di maggior estensione ha un carattere tipico dell’architettura fine ottocento milanese con caratteristiche di abitazioni meritevoli di recupero e di valorizzazione in quanto testimonianza di un tessuto di civile abitazione che caratterizzava lo sviluppo urbano della fine dell’ottocento destinato alla locazione. La sua edificazione risale al 1889. L’edificio di minor estensione fu edificato nel 1893 ed ha un carattere più privato, vista anche la minore estensione. L’edificio presenta elementi decorativi tipici di una classe sociale più abbiente che comincia ad emergere. Si riportano alcune immagini che descrivono il valore testimoniale della porzione edificata nel 1893 e di cui abbiamo ritrovato i disegni originali all’Archivio del castello Sforzesco. Per questo edificio sono programmati interventi sino al risanamento conservativo. L’edificio presenta una interessante e particolare partizione di facciata ricca di elementi decorativi. Il progetto prevede il recupero puntuale di tutti gli elementi in cemento decorativo, la valorizzazione degli intonaci originali base calce .
  • Il progetto punta sulla valorizzazione della corte non solo in termini dimensionali ma relazionali. La volumetria originaria viene distribuita lungo i confini a delineare una corte centrale recuperando anche l’affaccio verso ovest sul parco esistente all’interno, con un disegno organico e basato sulla linearità e semplicità.
 
 

Via Santa Maria alla Porta 5, Milano

  • Intervento di Recupero del Patrimonio Esistente, Restauro, Risanamento Conservativo, Ristrutturazione e Nuova Edificazione
  • L'area è situata nel complesso edilizio di Via Santa Maria La Porta n.5 Milano (zona A) sottoposta a vincolo ex Legge 1089/39 nonché a vincolo archeologico. Il progetto è finalizzato al restauro dell’ intero complesso monumentale, con creazione di residenze e unità commerciali al piano terra lungo la Via S, Maria alla Porta. Il restauro ha interessato sia le parti interne che le parti esterne dell’edificio.
 
 

Piazza Santo Stefano 10, Milano

  • Intervento di Recupero del Patrimonio Esistente, Restauro, Risanamento Conservativo, Ristrutturazione e Nuova Edificazione
  • Questo complesso edilizio è sito in zona (A) sottoposto a vincolo ex legge 1089/39 e  a vincolo archeologico. Il progetto è finalizzato el restauro dell'intero complesso edilizio risalente al 700. L'intervento prevede il completo restauro dell'edificio, dei cassettoni lignei e degli intonaci originali. Inoltre si prevede la valorizzazione del piano "a volte" cantinato esistente e la creazione di spazi residenziali. All'interno della Corte principale si prevede l'inserimento di un'autorimessa meccanizzata. lo scopo proposto dalle tesi conservative di chi interviene su un immobile che rappresenta una testimonianza del passato è quello di mantenere, ai limiti del possibile, la presenza dei dati materiali, nella loro complessità e contraddittorietà che possono derivare da un approfondito studio filologico degli interventi necessari; previe opportune indagini storico-scientifiche preliminari e in progress. Conservare in manufatti storici, non ha mai preteso di indicare la volontà di conservare tutto; si tratta invece di agire per prolungare la vita materiale degli oggetti e la possibilità d’uso: quindi per conservare quanto possibile . Pertanto, conservare ciò che è possibile significa selezionare quando ragioni organiche e funzionali lo impongono soprattutto in considerazione del controllo del cantiere, della economicità, della correttezza tecnologica e della fattibilità. Ecco perciò importante realizzare un sistema progettuale organico di riferimento degli interventi conservativi che, tuttavia non si vuole imporre come meta da raggiungere a qualsiasi costo. In ultima analisi l’obiettivo di tale premessa è di cercare l’opportunità di approfondire in modo sistematico, allo stesso tempo chiaro e completo, il problema della conservazione di superfici intonacate, lapidee, lignee e in ferro; mediante un metodo progettuale concretamente applicabile nella pratica professionale di tutti i giorni (quindi con costi accessibili), che sia culturalmente qualificato e che fornisca precise indicazioni a livello esecutivo e operativo, dove e con quali tecniche intervenire, con quali materiali e in quali circostanze.